Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Dopo la caduta
È normale essere dannatamente stanchi,
diventare la cenere degli incendi di ieri,
silenziosi e grigi come la nebbia d'inverno
che avvolge lentamente i viali della città.
Diventare opachi come un vecchio lampione,
piegarsi verso l'asfalto come un ramo spezzato,
placarsi come l'ombra
di un uccello ferito tra le braccia di una gabbia.
Ripiegare le ali dietro la schiena o dentro un armadio,
sputare sul tempo sedendosi sopra un gradino…
chi almeno una volta ha camminato verso il cielo
conosce il sangue sulle ginocchia sbucciate.
Sa cosa significa cadere e gemere piano,
aggrapparsi con lo sguardo alla schiena di qualcuno,
mentire dicendo «sto bene» mentre ride falsamente,
lavando la propria debolezza con un sorso di caffeina.
Sa quanto furiosamente sbatte una porta,
come un rifiuto dopo l'altro finisce per abbatterti,
e come nella mente rimanga soltanto quell'«alzati!»
ripetuto ancora e ancora come un ordine crudele.
È normale essere follemente stanchi…
Peggio è non averci mai nemmeno provato,
cadere come una pietra e restare incastrati
tra il soffitto e un materasso consumato.
Fa paura irrigidirsi ostinatamente, senz'anima,
scricchiolando nel cuore come un vecchio pavimento marcio.
Meglio essere dannatamente, dannatamente stanchi,
sapendo che, dopo, un sogno può avverarsi.
© Copyright 2026 Johann Lubeck