Dopo la caduta

scritto da lubeck92
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Cadere non significa aver perso. A volte la stanchezza è soltanto il prezzo di chi ha osato camminare verso il cielo. Questi versi sono per chi porta sangue sulle ginocchia, ma conserva ancora abbastanza forza per credere in un sogno.
- Nota dell'autore lubeck92

Testo: Dopo la caduta
di lubeck92

Dopo la caduta

È normale essere dannatamente stanchi,

diventare la cenere degli incendi di ieri,

silenziosi e grigi come la nebbia d'inverno

che avvolge lentamente i viali della città.

Diventare opachi come un vecchio lampione,

piegarsi verso l'asfalto come un ramo spezzato,

placarsi come l'ombra

di un uccello ferito tra le braccia di una gabbia.

Ripiegare le ali dietro la schiena o dentro un armadio,

sputare sul tempo sedendosi sopra un gradino…

chi almeno una volta ha camminato verso il cielo

conosce il sangue sulle ginocchia sbucciate.

Sa cosa significa cadere e gemere piano,

aggrapparsi con lo sguardo alla schiena di qualcuno,

mentire dicendo «sto bene» mentre ride falsamente,

lavando la propria debolezza con un sorso di caffeina.

Sa quanto furiosamente sbatte una porta,

come un rifiuto dopo l'altro finisce per abbatterti,

e come nella mente rimanga soltanto quell'«alzati!»

ripetuto ancora e ancora come un ordine crudele.

È normale essere follemente stanchi…

Peggio è non averci mai nemmeno provato,

cadere come una pietra e restare incastrati

tra il soffitto e un materasso consumato.

Fa paura irrigidirsi ostinatamente, senz'anima,

scricchiolando nel cuore come un vecchio pavimento marcio.

Meglio essere dannatamente, dannatamente stanchi,

sapendo che, dopo, un sogno può avverarsi.

© Copyright 2026 Johann Lubeck 

Dopo la caduta testo di lubeck92
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